
L’arte si fa madre
mostra a cura di Jus et Ars
Marigliano, Santuario della Madonna della Speranza | 20 giugno 2026
Quella di Jus et Ars è una mostra che impugna le forze di un territorio, quello dell’agro nolano e del napoletano, che, a scanso del suo enorme potenziale, non gode sempre degli onori della cronaca per le giuste ragioni. Le ha impugnate anzitutto nelle scorse settimane, portando materialmente nelle vetrine dei negozi di Marigliano delle opere oggi qui esposte, ambasciatrici itineranti della chiamata alle arti che da oggi qui incomincia. Venti artisti o poco più, tutti del territorio, che portano una pluralità di linguaggi e di visioni artistiche. Elogio, questo, anzitutto della mostra ‘piccola’, ovvero fatta di pochi artisti e soprattutto di pochi pezzi, che permettano quel necessario tempo di confronto per attrarre degnamente l’attenzione dello spettatore e dialogarvi. Ciò che generalmente emerge è una produzione tutta dal carattere molto intimista e voltata verso l’interiorità dell’artista, che non sfugge però in un soliloquio formale ma anzi esibisce una maggioranza di opere realizzate in un linguaggio figurativo molto più rispondente alla tradizione accademica. Pittura, ceramica, scultura, fotografia, modellato digitale, pittura digitale, installazioni, sono i medium convenuti. I contributi mescolano le mani di professionisti ed appassionati, tra loro diversi per età e formazione, ma tutti accomunati da una ricerca introversa e meditativa, quasi malinconica. Altro comune esito e particolare pregio della mostra sono l’aver aperto la ‘gabbia’ del Novecento. Spieghiamoci. Quante volte a delle mostre abbiamo sentito il critico d’arte di turno sforzarsi di rapportare le opere in mostra a quel maestro o a quell’avanguardia del secolo scorso? Certo, talvolta sono gli artisti a proporre puntuali richiami o a cercarne la scia, ma talvolta è la deformazione mentale di chi analizza a impuntarsi di rintracciare certe coordinate storico-artistiche, senza le quali il presente – sfuggente da ogni parte per definizione – diventa ancor più difficile da comprendere. E invece L’arte si fa madre porta in mostra opere che si sforzano – consapevolmente o meno – di raccontare l’attualità artistica liberandosi dal peso di dover esibire per forza quell’ancoraggio retrospettivo, che suona spesso da preteso pedigree. Fenomeno nient’affatto comune e forse più sorgivo e genuino in un contesto di ‘provincia’ che in uno centrale, preoccupato di inseguire certe patenti di nobiltà. Effettivamente non è la prima volta che si cerca la via d’uscita da quella che va bene fin quando è una parentela, va male quando diviene sudditanza. E a riflettere sul tema sono stati pensatori e critici come Gilles Deleuze o Giorgio Agamben. Ma è forse la sentenza di Nicolas Bourriaud, critico d’arte francese, la più appropriata ad inquadrare fin dal 2009 questo tentativo di affrancamento dal passato. Il suo pensiero indica che la stagione del postmodernismo è ormai conclusa e davanti a noi sta nascendo una nuova forma di modernità, definita “altermodernità”, la quale non sente più il bisogno di contrapporsi a ciò che è venuto prima, né si lascia condizionare dalle ferite storiche o dalle regole stilistiche del Novecento. Oggi gli artisti hanno smesso di smontare il passato o di riciclare con ironia i rimasugli del secolo scorso; al contrario, stanno tracciando percorsi del tutto nuovi e originali, dando vita a un’arte capace di parlare più lingue e di superare i confini, che cancella le vecchie classificazioni per esplorare territori culturali ancora del tutto sconosciuti. Fin qui Bourriaud. L’arte si fa madre diventa perciò un pezzo di questo fenomeno di uscita dal Novecento, nel suo procedere singhiozzante e irregolare. Occorre perciò domandarsi cos’è che generi questo cambiamento anti-novecentesco, o anche solo extra-novecentesco. Si potrebbe rispondere banalmente, e non a torto, che tutto sia ascrivibile al tempo che passa e che presto o tardi rade tutto al suolo. Ma non basterebbe. Se dobbiamo basarci sul tempo allora riempiamone di senso l’azione e descriviamola in una parola: tecnologia. Negli ultimi ventisei anni una rivoluzione è entrata di prepotenza nel campo delle arti, trionfando oggi con le intelligenze artificiali, con una dirompenza paragonabile solo all’impatto della fotografia nell’Ottocento e del cinema nel Novecento, ma con una velocità di diffusione ed una capillarità d’impiego proprie di un mondo globale che appena nel 2016 non immaginava di poter avvalersi dei mezzi disponibili dieci anni dopo. Quindi possibilità tecnologiche mai viste ed ampliamente testimoniate in mostra da opere digitali interamente concepite – o quasi – senza che la mano tocchi fisicamente un supporto tradizionale. Se però l’unica chiave di lettura fosse la tecnologia, allora dovremmo escludere dal discorso le opere d’arte invece di supporto e figurazione ‘tradizionali’, che invece sono la maggioranza in mostra e che la differenza la fanno piuttosto nel linguaggio. La singolarità è infatti l’altra possibile chiave di lettura oltre-novecentesca, o piuttosto dovremmo dire la solitudine. Ancora una volta, spieghiamoci. All’inizio del Novecento era quasi impossibile lavorare nell’arte senza costituirsi in un gruppo, in un’avanguardia o quantomeno gravitarci attorno, lasciarsene influenzare. Oggi gli artisti lavorano piuttosto da soli e l’idea di un movimento organizzato appare quasi retrograda e nostalgica. È accaduto che gli artisti, paradossalmente iperconnessi e immersi anch’essi in uno scenario globale, abbiano deciso di lavorare per sé stessi, piuttosto che per la società. E le ragioni possono essere molteplici. Da una parte l’idea di trattare il proprio lavoro come un rifugio e non come un’officina. Dall’altra, una scena sociale che da molto ha messo le manifestazioni d’arte sul piedistallo dell’élite intellettuale, ritenendola qualcosa per addetti al mestiere, quando per millenni l’arte ha riguardato tutti, modellando lo sguardo – e forse la vita – di miliardi di persone nel disegno di strade, piazze, città e monumenti. Di oggettivo c’è che da recenti indagini della Quadriennale di Roma e vari censimenti socio-economici di Art Workers Italia gli artisti ‘singoli’ oggi sono l’85%[1]. Pare dunque giusto affidare alle iniziative come L’arte si fa madre il compito di avvertire gli artisti di tornare a fare comunione e di perdonare una realtà spesso diseducata nei confronti delle arti, ma mai impossibile da escludere da un linguaggio atavicamente insito nell’uomo.
Gianpasquale Greco
Nel suggestivo scenario del Chiostro del Santuario Madonna della Speranza di Marigliano, prende vita la quarta edizione di “L’Arte si fa Madre”, una rassegna artistica ideata e curata da Fulvia Serpico, che celebra il valore dell’arte come strumento di incontro, condivisione e crescita culturale.
L’evento inaugurale si terrà sabato 20 giugno 2026 alle ore 17:00 e vedrà la partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni, del mondo religioso e della cultura, che offriranno il proprio contributo alla riflessione sul ruolo dell’arte nella società contemporanea. Interverranno Padre Giuseppe Sorrentino OFM, guardiano del Santuario, Gaetano Bocchino, Sindaco del Comune di Marigliano, Annarita Maione, Assessore alla Cultura, Gianpasquale Greco, critico e storico dell’arte, e Fulvia Serpico, direttrice artistica della rassegna e titolare dello studio Jus et Ars.
La manifestazione ospiterà una ricca collettiva d’arte che riunisce numerosi artisti provenienti da diverse esperienze e percorsi creativi, offrendo al pubblico un’esposizione eterogenea e coinvolgente, capace di raccontare sensibilità, linguaggi e visioni differenti.
Ad arricchire l’inaugurazione saranno inoltre momenti di accompagnamento musicale, con le esibizioni di Aniello De Sena al mandolino, Marco Di Mauro alla chitarra e Antonio Onorato alla voce, insieme a una speciale performance di danza a cura di Lucia Viglietti.
Le opere resteranno visitabili anche domenica 21 giugno 2026, dalle ore 9:00 alle 19:00, consentendo ai visitatori di immergersi con calma nel percorso espositivo e di vivere un’esperienza culturale intensa e coinvolgente.
“L’Arte si fa Madre” si propone come un’occasione di dialogo tra arte, territorio e comunità, promuovendo la bellezza come valore condiviso e come strumento di crescita umana e sociale. Un appuntamento dedicato a tutti coloro che credono nella forza dell’arte di generare emozioni, relazioni e nuove prospettive.
L’Arte si fa Madre: Marigliano 2026
20 Giugno ore 17:00 Marigliano 2026

Alcuni Scatti dell’evento.














L’Arte si fa Madre: Marigliano 2026
6 Giugno ore 10:00 Marigliano 2026

- Un percorso in cui arte visiva e musica dialogano tra loro, trasformando il centro cittadino in uno spazio di incontro, scoperta ed emozione. Tra opere, installazioni e suggestioni sonore dal vivo, il pubblico sarà accompagnato in un’esperienza capace di unire bellezza, ascolto e partecipazione, celebrando il legame profondo tra le diverse forme dell’espressione artistica.
- Un’occasione per immergersi nella creatività e osservare il mondo attraverso lo sguardo di giovani artisti in formazione. La mostra racconta percorsi, sensibilità e sperimentazioni che prendono forma attraverso il colore, offrendo ai visitatori un viaggio tra emozioni, tecniche e visioni personali, in un dialogo continuo tra apprendimento e arte.
L’Arte si fa Madre: Marigliano 2026
31 Maggio ore 10:00-12:00 Marigliano 2026

L’Arte si fa Madre: Marigliano 2026
Marigliano 2026

- “L’Arte si fa Madre” è una rassegna culturale promossa dallo studio Jus et Ars di Fulvia Serpico, con il patrocinio del Comune di Marigliano, che trasforma l’arte in strumento di rinascita culturale e sociale.
- Il progetto coinvolge numerosi artisti campani e propone un percorso diffuso tra le strade della città, portando opere e creatività fuori dagli spazi tradizionali. Fulcro dell’iniziativa è la mostra “Fuori l’Arte!”, visitabile fino al 30 maggio nelle vetrine dei negozi del centro cittadino.
- La rassegna proseguirà con eventi artistici, estemporanee e momenti musicali fino al gran finale del 20 e 21 giugno presso il chiostro del Santuario della Madonna della Speranza, dove saranno esposte le opere degli artisti partecipanti accompagnate dal contributo critico del Prof. Gianpasquale Greco.
- L’iniziativa nasce con l’obiettivo di rendere l’arte un’esperienza viva, accessibile e quotidiana, capace di valorizzare il territorio e stimolare nuove visioni della contemporaneità.
